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Condannato a morteTratto da "Ultimo giorno di un condannato a morte" di Victor Hugo
Condannato a morte! Sono cinque settimane che abito con questo pensiero, sempre solo con lui, sempre agghiacciato dalla sua presenza, sempre curvo sotto il suo peso. Sono prigioniero. Ho il corpo in ceppi in una cella, la mente imprigionata in un idea. Un’orribile, una sanguinosa, un’implacabile idea! Qualsiasi cosa io faccia, l’infernale pensiero è sempre qui, al mio fianco come uno spettro di piombo, solo e geloso, e in faccia a me, sventurato, dilegua ogni mia distrazione e mi scrolla con le sue mani gelide quando vorrei girare la testa o chiudere gli occhi. S’insinua in tutte le forme con cui la mente vorrebbe sfuggirgli, si mescola come un infame ritornello alle parole che mi rivolgono, s’aggrappa con me alle orrende sbarre di questa cella, m’ossessiona da sveglio, spia il mio sonno convulso, e mi riappare in sogno sotto forma di un coltello. Mi desto di soprassalto, lui mi insegue, “Ah, è solo un sogno!” mi dico. Ebbene, ancor prima d’avere il tempo di schiudere questi occhi pesanti per vedere l’infernale pensiero scritto nell’atroce realtà che mi circonda, sulla pietra umida e stillante della cella, nei raggi pallidi della lampada, nella rozza trama di tela dei miei vestiti, sul volto cupo del soldato di guardia con la giberna che balena tra le sbarre, già mi sembra d’aver udito una voce mormorarmi all’orecchio: (musica di sottofondo) “Condannato a morte!” (rintocchi di orologio) Roberto: L’una e un quarto. Ancora due ore e quarantacinque minuti e sarò guarito. Dicono che non sia nulla, che non si soffra, dicono che sia una fine dolce, che la morte in questo modo sia molto semplificata. Che significa, allora, quest’angoscia di sei settimane, questo rantolo di un giorno intero? Che significano queste angosce di un giorno irreparabile che scorre così adagio e così in fretta? E questa scala di torture che sfocia nel patibolo? Ma a quanto pare soffrire non è questo. Che il sangue si esaurisca goccia a goccia o che l’intelligenza si spenga un pensiero dopo l’altro, non sono forse due identici spasmi? E che poi non si soffra, come possono esserne sicuri, chi gliel’ha detto? È mai accaduto che una testa mozza si sia rizzata sanguinante sul bordo del cesto per gridare al popolo: No, non fa alcun male! Ci son mai stati dei morti che in qualche modo siano venuti a ringraziare e a dire: Ottima invenzione. Potete star tranquilli. La meccanica è buona. Robespierre forse? O Luigi XVI? Niente! Meno d’un minuto, meno d’un secondo e tutto è bell’e fatto. Si son mai messi, se pur solo col pensiero, al posto di chi è là, nel momento in cui la pesante lama cade e morde le carni, recide i nervi, schianta le vertebre… Chi ha detto mezzo secondo nessun dolore? … (altri rintocchi di orologio) Le quattro! (Si sente il rumore della ghigliottina che cade. Allo stesso tempo si spengono le luci.)
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