Roberto's profileQuanno er sole s'addormePhotosBlogListsMore ![]() | Help |
Il nostro è il vostro spettacoloE' chiaro in voi il dolore della rinuncia,
lo straccio lasciato sotto un lavandino che goccia.
Ogni nostro spettacolo
sarà per voi qualcuno che strizza lo straccio
e lo rimette dov'era,
finché non sarà fradicio del tempo che passa,
finché voi non riparerete il lavandino
e a noi non rimarrà che abbracciarvi
e accogliervi con noi nel vostro spettacolo.
Nonostante la debolezza
mantenete una grazia nello starvene sdraiate
non indegna della grazia che avete ballando
e che vi fa onore.
La vostra assenza
rende pesante il nostro lavoro.
La vostra professionalità
ci spinge ad uno sforzo maggiore.
La vostra voglia di esserci
farà in modo che siate lì
a godere con noi dei calorosi applausi
che andranno anche al vostro costante impegno.
La vostra presenza
è viva in ogni prova.
Il nostro impegno sarà maggiore
per rendere migliore il vostro spettacolo
e, con fatica, riparare alla vostra assenza.
Sarà dura senza di voi!
Forza ragazze!
Non è troppo tardi per crederci ancora.
per raggiungere le mete
che solo un artista può immaginare:
provare ancora l'ebbrezza del palco,
il brivido della scena,
quel "qualcosa" che nessuno sa spiegare
e che voi avete dentro.
13/06/2004 La città fantasmaQuesta notte ho fatto un sogno. Ho sognato una città.
Ero su un treno colmo di gente, cestini per il pic-nic, valige piene di sogni di fuga, bambini che correvano per i corridoi... era tutto così irreale... Poi scesero tutti! Li vidi sfilare davanti a me come una fila di formiche operaie. Non rideva più nessuno, trascinavano per un braccio i bambini che non volevano scendere e piangevano. Quella non era la mia fermata. Ebbi un sospiro di sollievo, poi mi accorsi che ero rimasto solo. Tanti avevano lasciato sul treno i loro bagagli per la fretta di scendere. Il treno intanto correva, non so per quanto rimasi lì, da solo. Sentii una voce provenire dall'altoparlante, diceva: "Prossima fermata capolinea, tutti i passeggeri sono pregati di scendere", era lo stesso messaggio che diedero prima della fermata precedente... allora perchè io non ero sceso prima?...
Il treno si fermò, il portello davanti a me si aprì e scesi senza voltarmi. Quando vidi il treno in lontananza mi accorsi di essermi dimenticato il mio bagaglio sotto il sedile, sorrisi e cominciai a camminare. Sembrava che la città fosse vuota. Costruita per essere abbandonata. Delle auto parcheggiate sui lati della strada c'era solo l'estetica. Erano state costruite per non camminare. Niente motore, niente pedaliera, a guardarla sembrava vera ma non era funzionale. Niente lì era vero. Le case non avevano porte o finestre. Veri mattoni ma niente finestre. Solo persiane e maniglie attaccate alle porte disegnate sui muri. Poi vidi qualcuno che mi guardava da lontano, mi avvicinai e lui mi sorrise. Aveva circa nove anni ed era in carne, lunghi capelli neri e mani curate.
Lo salutai dolcemente e lui, con l'aria di uno che annuncia a due genitori la morte del figlio, mi disse " Mi dispiace! Deve essere dura per te."
"Cosa?"
"Non capisci? Questa città è dentro di te, deve essere straziante."
Mi allontanai da lui cercando di fuggire dalle sue parole. Poi mi accorsi di andare verso il centro della città e tornai indietro. Aveva ragione, io ero solo. Non avevo un amico a cui confidare le mie paure e i miei segreti, e quella città rispecchiava tutto quello che avevo dentro. Stavo costruendo il mio futuro senza porte e finestre. Mi preoccupavo di aiutare gli altri senza guardare ai miei bisogni. Poi vidi una porta aperta, era una casa vera, di uno che stava cambiando la sua vita. Mi fermai a guardarla, era così bella... mi voltai di lato e vidi un gruppo di gente che mi guerdava, avevano pale e arnesi da lavoro di tutti i tipi. Sembravano dirmi "Stiamo aspettando te per costruire il tuo futuro". Lasciai la donna che abitava in quella casa guardarmi dalla finestra del salotto e mi avviai per la mia strada sapendo che un giorno sarei tornato lì e l'avrei ritrovata più bella che mai, con quegli occhi marroni dove mi rispecchiavo e i lunghi capelli che si lasciava sfiorare, quel giorno non me ne sarei più andato, la salutai sorridendo, con una lacrima che correva lungo la mia guancia e me ne andai a costruire la mia casa vicino alla sua.
24/09/2007
Roberto Del Prete questo sono ioEccomi qua, adesso mi conosci e trai le tue conclusioni.
Eccomi qua, io sono così: adorabile calmo e intrattabile nervoso.
Che c'è, qualcosa non va? Troppo istintivo o coccolone?
Dipende dai momenti, a volte vorrei... essere più istintivo, altre più coccolone...
Forse hai ragione, devo crescere ancora...
Già, forse un uomo non si prenderebbe i giorni liberi quando lei è a casa e le lascerebbe più libertà.
Un uomo, forse, non si apparterebbe in un posto isolato ad ascoltare se stesso.
Un uomo non piangerebbe per queste cose...
La realtà è che non mi sento l'uomo che cercavi, ma devi considerare la possibilità che se fossi stato un uomo non mi avresti scelto.
Sto bene con te, mi rendi felice, scusa se non lo do a vedere, sono fatto così:
poco espansivo, introverso e canzoniere e piccolo a volte, insicuro a volte; ma caparbio, determinato e permissivo, romantico e sognatore.
Ecco quello che sono, un sognatore del cazzo!
Uno di quelli che perde il suo tempo ad "ascoltare la natura", uno di quelli che apprezza le piccole cose e si infastidisce per le sciocchezze, uno che insegue un sogno, uno stupido sogno inconcludente e non si trova un lavoro "serio", in regola per intenderci, con una bustapaga e una base su cui costruirci un futuro. Uno che non vuole crescere!
Perché crescere vuol dire invecchiare dentro e invecchiare porta alla morte e io non voglio morire, io non morirò mai!
Voglio lasciare un segno prima di morire.
Uno stupido segno sul muro del mondo, perché quando incontrerò Dio voglio sorridergli e ringraziarlo per la vita che mi ha dato e invece già mi ci vedo, gli passo davanti con aria di sfida, lui mi guarda e mi afferra per un braccio ed io comincio a sbattergli in faccia il mio rancore, a rimproverarlo di non essere diventato qualcuno, di aver buttato la mia vita e il talento che Lui mi ha donato in un fabrica di illusioni per sognatori e Lui... non so cosa mi dirà Lui e non voglio ritrovarmi senza sapere cosa rispondergli.
Sono una pentola apressione, uno di quelli che bolle dentro e non esplode mai, perché se esplode ti fa male e allora fischia ogni tanto, per far capire che è ora di togliere il coperchio e lasciarmi sfogare, solo che i miei fischi non li conosce nessuno.
Quando mi fisso a guardare il vuoto la gente aspetta che mi calmo anziché cercare un dialogo, finché non sono io che esplodo e a quel punto parlo io, non ti lascio respirare.
Con te è diverso, rendi tuo un mio problema e mi spiazzi, mi piaci per questo, vorrei abbracciarti forte quando lo fai e dirti un mare di cose e invece mi si spezza il fiato e il cuore comincia pompare forte che mi scoppia in gola e tutto quello che riesco a dirti è: "Ti adoro"!
30/8/2007 Quello che seiTu non sei il tuo cervello,
sei il tuo istinto!
Il tuo cervello è stato tarato
secondo i canoni europei
in anni di scuola e preconcetti,
valori comuni e obligatori,
comuni a tutti...
Il tuo istinto ti distingue.
Resta razionale nel suo utilizzo
ma non affogarlo mai
perchè affondi te stesso
in quello che non sei.
8/9/2007 ModeSpiacente di deluderti
ma ti sbagli,
io non sono la macchina che guido,
non sono gli abiti che porto
né la marca del mio orologio
o il colore del mio conto in banca.
Io guido una vecchia macchina usata,
i miei abiti non sono firmati,
non ho un orologio e il mio conto
è prevalentemente in rosso.
Il punto è che valgo molto più
delle multinazionali che ti manipolano.
Come? Ti senti diverso dagli altri?
Strano, l'elastico delle tue mutande
costa più della mia camicia,
la cinta che usi come decoro
costa più dei miei pantaloni...
però non mi stare troppo vicino
altrimenti sfiguri!
Vedo in giro
un esercito di grigi soldati,
inconsci burattini
al servizio delle mode.
Potenzialità latenti
buttate negli abiti firmati
da calciatori in declino.
Tutto questo mi deprime,
mi attanaglia lo stomaco
e non posso evitarlo
devo adeguarmi ad esso, in parte
viverci e conviverci...
perché è così che vanno le cose,
tutti ci sentiamo estranei
a tutto questo schifo
però ne facciamo parte, tutti,
perché non ci piacerebbe
essere marginali al mondo
ed escluso dai tuoi simili...
8/9/2007 |
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